domenica 30 agosto 2015

SOSTENERE LE PERSONE ONESTE CHE, 
pur pensandola diversamente da noi,
LOTTANO CONTRO LE MAFIE 
DIFENDONO LA COSTITUZIONE. 
Con i fattisenza interessi personali 

Cesare Terranova (1921-1979)
"E' in alto che bisogna colpire... 
Gli uomini politici...: il punto è sempre questo, che la criminalità mafiosa si distingue dalla delinquenza comune per il suo aggancio costante con i centri del potere politico e amministrativo"

Cesare Terranova, parole pronunciate al Palazzo di Giustizia di Palermo il 19 maggio 1971, così come riportate da "l'Unità" del giorno seguente. 




"[…] io potevo soltanto mettere in luce i buoni rapporti tra i La Barbera e Lima; questo l’ho fatto, ma ogni potere - mi consenta - ha i suoi limiti. Non potevo certamente io espellere l'on. Lima dalla Democrazia cristiana. Non è mio compito, spetta ad altri...
[...] Io dico che combattere una banda di rapinatori, o una banda di racket che controlli un giro di bische a Milano o una catena di night a Torino è una cosa; mentre fare i conti con i mafiosi protetti in alto, è una cosa ben diversa, più complicata e difficile. 
Ma si rende conto, lei, cosa significa per un magistrato interrogare un sindaco o un deputato, e dover chiedere a se stesso ad ogni istante se davanti ha una persona pulita o un...colluso con la mafia?
[...] Eh, no!, lo ripeto: ciò che contraddistingue il mafioso dal delinquente comune è l'aggancio costante che il boss ha con centri del potere politico e amministrativo"

Cesare Terranova, intervista rilasciata a Giorgio Frasca Polara e pubblicata su "l'Unità" del 20 maggio 1971 con il titolo "<< BISOGNA COLPIRE IN ALTO>>".




Cesare Terranova
"Elettrici ed elettori delle circoscrizioni siciliane, 
credo che tra i miei doveri di candidato indipendente alle elezioni per la Camera dei Deputati, vi sia anche quello di chiarire al più largo numero possibile di elettori, i motivi del mio impegno di cittadino dedito ai problemi della giustizia nelle liste del Partito comunista italiano. 
E' per una esigenza di chiarezza e di correttezza che tengo a precisare ancora una volta che io non sono comunista, anche se, evidentemente ho per i comunisti una stima profonda senza la quale — indipendentemente dai motivi che cercherò di illustrare -  non sarebbe stata possibile la mia partecipazione attiva alla loro battaglia elettorale. 
Questa stima è maturata per la posizione chiara di lotta che i comunisti hanno assunto contro la mafia e i suoi collegamenti politici, per il disinteresse personale e l'onestà dei dirigenti del PCI, per il sostegno che i comunisti hanno dato a tutte le posizioni giuste che sono emerse in seno all'apparato dello Stato a difesa dello spirito della nostra Costituzione, per il rispetto che il PCI ha dimostrato nell'adempimento degli impegni da esso assunti in Italia in una prospettiva di collaborazione del movimento operaio e popolare con le forze migliori del ceto medio, della tecnica e della cultura. 
Sono semplicemente un uomo che crede ad un ordine civile fondato sulle libertà personali e collettive quale è quello disegnato dalla Costituzione della Repubblica Italiana. 
E i comunisti in questi 27 anni di vita democratica hanno dimostrato con i fatti di rispettare il patto costituzionale, cosa che altri non hanno sempre fatto. 
E nella sfera politica, come in tutte le manifestazioni umane, più che le parole contano i fatti. 
Negli anni in cui mi sono impegnato nella assillante fatica dell’amministrazione della giustizia, credo di avere fatto sempre il possibile per ispirarmi ai principi democratici e perseguire la via giusta e sicura dell’ordine costituzionale, contro le fallaci tentazioni di combattere la criminalità con i metodi cosiddetti <<forti>> i quali in realtà come insegna la storia sono deboli perché compromettono quel rapporto democratico di fiducia tra lo Stato e i cittadini che è il solo possibile fondamento di un ordine davvero stabile.
[…] Ogni persona onesta deve quindi sentirsi impegnata a stare attenta a non commettere errori, a non usare del proprio diritto di voto in maniera errata, e cioè contro, anziché per il rinnovamento e l’ordine nella giustizia. 
Anche gli sforzi e i sacrifici necessari all'unità delle forze democratiche, e quindi all'incisività e alla efficacia delle energie rinnovatrici, diventano in questa situazione un dovere morale. 
Quando mi è stato rivolto l'invito a partecipare come indipendente alla campagna elettorale del PCI ho accettato nella prospettiva di poter dare il mio apporto civile, e in qualche misura anche tecnico, di magistrato, al disegno volto a costruire quella unità e quelle alleanze capaci di porre un mutamento nella direzione politica del Paese.
[…] Con questo credo di avere spiegato la mia posizione, le ragioni e la coerenza che come candidato indipendente nelle liste del PCI sento di avere nel mio impegno di sempre per la giustizia. 
Per le elettrici e gli elettori delle circoscrizioni siciliane, la testimonianza che offro - sulla base di una esperienza in uno dei settori nei quali più direttamente si colgono certi aspetti drammatici della crisi che attanaglia la Sicilia e il Paese - ha, in definitiva, un significato semplice e chiaro. 
La via di uscita, la tranquillità e la sicurezza, la stabilità e l'equilibrio, il progresso economico e sociale, si trovano dalla parte della giustizia, del rispetto della Costituzione […]"

Cesare Terranova, lettera indirizzata agli elettori e alle elettrici delle due circoscrizioni siciliane in vista delle elezioni politiche del 7 maggio 1972, in cui si presentava come candidato indipendente del Partito Comunista Italiano nelle liste della Camera dei Deputati. Pubblicata su "l’Unità" del 9 aprile 1972 con il titolo "Con i comunisti, perché il Paese avanzi sulla via della Costituzione".




"[…] l'impegno civile e morale […] è stato in ogni momento il mio riferimento fermo e costante"

Cesare Terranova, risposta a una lettera inviatagli dal senatore Emanuele Macaluso, in cui annuncia di lasciare l'incarico parlamentare (assolto per due legislature consecutive come indipendente nelle liste del PCI in Sicilia) per tornare a svolgere le funzioni di magistrato. Pubblicata su "l’Unità" del 4 maggio 1979 con il titolo "Terranova: porto con me nella vita giudiziaria un'esperienza ricchissima".


Cesare Terranova

Cesare Terranova è morto e continuerà ad esserlo se noi non ne facciamo vivere le passioni e gli ideali nelle nostre piccole e grandi esperienze.
Sfrattiamo dalle nostre menti l'indifferenza.
Scacciamo l'ignavia dai nostri cuori.
Impegniamoci, dunque!
Facciamo vivere Cesare attraverso le nostre azioni, le nostre parole e i nostri pensieri quotidiani.
Dimostriamo concretamente e senza ipocrisie che lui vive - davvero - con noi e dentro di noi.
Facciamone memoria piena, autentica, pratica.
Evitiamo di mettere in atto la solita, stucchevole, retorica messa in scena utile solo a farci credere - illusi - che la nostra coscienza sia a posto.
Come il 15 agosto è il giorno in cui un bimbo di nome Cesare è sbocciato alla vita, così il testamento morale che questi ci ha lasciato sbocci nella mente e nel cuore di ognuno di noi.
Già, perchè adesso tocca a noi.
Soltanto a noi.

P.S. Mi scuso per aver ritardato di quindici giorni la pubblicazione di questo post, facente parte della serie "Facciamoli vivere!"

Nessun commento:

Posta un commento